Premature cavalle d'onda s'infrangono sul dito rasato. Nel diritto del cannocchiale fermano l'acacia sulle rotelle di pugno imputrescibile. Alcune stelle marine di passo ampio cadono asciutte puzzano da lavori di porto. Tra vie tortuose le donne schiudono affari nel ricamo degli astri. L'orgasmo pranzo telefona dalla cabina interrata in un cul de sec. L'ecchimosi per alcuni giorni si intrattiene sull'occhio del battistero. Guarda fuori dall'osteria dei fiori. Lo spry muta lo spirito senza averlo mai avuto per amico. Nella novella tutti cercano qualcosa. Il fornaio il cane dei vicini per avvelenarlo di poesie. E tra le cosce vi è troppo traffico cittadino, file da farmacia spirituale. Gladiolo che spunta su entrambe le ginocchia disperse nell'aria come cenere. L'affollamento richiede pazienza per la pubblica intimità, ogni ricchezza gode il proprio spazio.
...è una vita che osservo delle cose, con l'impressione netta, che siano altro, da ciò che stò vedendo...
mercoledì 26 giugno 2019
martedì 25 giugno 2019
05. Violetto di Parma
Di querce funeste il sordido leggio nel andirivieni gli stivali da cavallerizzo. Volta dall'acconciatura l'Acropoli. Lutto di panorama bianco il riverbero del suono. Mugghia altari in festa paesana. Lugubri api sul rimorso dei prati in fiore. Il costato dell'addio. Bagnano la piega del vociare in assoluto riposo. Ripiega il manto del volantino di primavera su cui la rondine in livrea bacia l'uva vendemmiata nella Borgogna. Passeggia tra le alture del discorrere l'ombrello aperto sul mare tatuato Vassily Kandinsky. La mano inguantata di rododendro la polvere di stelle sul capo coperto dalla vela della tre alberi nella rada. La donna punzecchia mucchi di note di farine alla fisarmonica. Recita il bouledogue Francese al piano. La coda, è l'arte mimetica. Scodinzola notti soffuse foriere di ammoniaca. Pieno applauso falsità ode la pioggia.
04. Giallo primario
Nel giardino orinale della roba avanzata nel piatto, sul treppiede il pappagallo smaltato delle Hawaii, para colpi di saette mercenarie. Dietro la tenda la parata di listelli dal tramonto remoto. I pennacchi simili a ciminiere conversano in lingua autoctona. Nubi in controluce col grimaldello a doppio respiro, tergiversano sul da farsi. Chi ascolta chi tace. I reclami nell'angolo insaccato da Dio per la storia millenaria, defluiscono dalle gradinate. Gli ultimi sono ultras. I peggiori: coloro ai quali è necessario dimostrare forza. Di primo mattino l'aurora ombra sui gradi dei palmi, le mantidi religiose per strada. Gravide sotto smeraldine elitre ci si riposa di vergini rettilinee pieghe che l'oleandro ode. Il ciuffo di anime in varechina pullula in sé. Dondola le mani di azzurro poi si camuffa di neve su cui i fiuti dei cani si addensano strascico a raggiera.
lunedì 24 giugno 2019
03. Indaco
Aspetto di terminare i pensieri per non desiderarti, non soffrire di nostalgia. Ma i pensieri mi si svolgono innumerevoli. Sebbene essi; non mi travolgano mai. Eppure scendono. Nascono in un luogo indefinito dentro che non individuo. Paiono diabolici di amore, festa sobria. Di soppiatto, manifesti, col ritmo come lo desiderano, come lo desidero; sanno che amo del tuo volto il tuo imo. Il quale mi si accende, mi infiamma, mi arde nelle intenzioni di sapermi gioia. Desidero parlarti vederti. E' amore nel concetto sacro di esistenza se resisto al pianto di ciò che non ho e nemmeno t'ho perduta.
mercoledì 12 giugno 2019
02. Ambra
è l'avversione algida al grumo di facce:
stabilisce il pogrom; sia audace o sofisticato
tiene la corda sul calcio dell'epistola stesa
il grilletto sul pube il santo nel clitoride
dal retro bottega la croce spara con delizia
le fragili vesti; di autoctono sul comodino
i proiettili ambasciatori tra pagine di pergamena
ammettono la loro indagine conoscitiva
le fragili vesti; di autoctono sul comodino
i proiettili ambasciatori tra pagine di pergamena
ammettono la loro indagine conoscitiva
martedì 11 giugno 2019
01. Vermiglione
di questa noia che mi pervade e luccica non
leggo se non nel mio creato amabile il cruento
luogo in cui il vino di botte designa
si ridisegna consueto oppio che frastorna
sfornato per la ciurma assetata di bella vita
nel soliloquio presso l'inferno che mi è dato
si rivolge ad un'oscuro disegno vivo vegeto sapere
con cui sprofondo legato mani piedi privo del destino
dal comune battito per l'eccellenza, non sia più
solo il fragile il consunto danno retta all'ebbra
della moltitudine colpo inferto in paradiso
dal comune battito per l'eccellenza, non sia più
solo il fragile il consunto danno retta all'ebbra
della moltitudine colpo inferto in paradiso
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