Nel giardino orinale della roba avanzata nel piatto, sul treppiede il pappagallo smaltato delle Hawaii, para colpi di saette mercenarie. Dietro la tenda la parata di listelli dal tramonto remoto. I pennacchi simili a ciminiere conversano in lingua autoctona. Nubi in controluce col grimaldello a doppio respiro, tergiversano sul da farsi. Chi ascolta chi tace. I reclami nell'angolo insaccato da Dio per la storia millenaria, defluiscono dalle gradinate. Gli ultimi sono ultras. I peggiori: coloro ai quali è necessario dimostrare forza. Di primo mattino l'aurora ombra sui gradi dei palmi, le mantidi religiose per strada. Gravide sotto smeraldine elitre ci si riposa di vergini rettilinee pieghe che l'oleandro ode. Il ciuffo di anime in varechina pullula in sé. Dondola le mani di azzurro poi si camuffa di neve su cui i fiuti dei cani si addensano strascico a raggiera.
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